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Ai Soci
del Circolo di Milano
dell'Associazione Italia-Cina
 

                        

Alla cortese attenzione del Console Generale della R.P. di Cina in Milano 

Nel comunicare la mia totale solidarietà per i gravi e spiacevoli incidenti avvenuti ieri in via Paolo Sarpi, desidero anche portare a conoscenza degli amici cinesi il testo del messaggio riportato qui sotto, da me inviato a diversi interlocutori istituzionali al fine di sollecitare una presa di posizione favorevole alla definizione di una strategia comune per giungere ad una soluzione condivisa del problema esistente, in un clima di serenità e collaborazione reciproca. 

A questo proposito chiedo a Sua eccellenza il Console Generale Dott. Zhang Limin un incontro a breve, durante il quale, oltre a fare il punto della situazione, avrei piacere di illustrare alcune proposte mie e della Associazione Italia-Cina nonché altre proposte provenienti da  settori diversi, tutte finalizzate al recupero di un accettabile livello di relazioni tra comunità cinese e residenti. Sarei lieto anche di verificare insieme le opportunità esistenti per una possibile eventuale delocalizzazione delle attività di commercio all’ingrosso attualmente ubicate in una zona obiettivamente incompatibile per ragioni di spazio e traffico e che è al centro delle tensioni sociali in atto.

Sono a Sua disposizione per concordare l’incontro presso la sede del Consolato nel giorno e ora della prossima settimana che il Console Generale stesso vorrà gentilmente fissare.

Grazie e molti cordiali e amichevoli saluti.

 Roberto Borgonovi

Vice Presidente Nazionale Associazione Italia-Cina
Presidente Circolo di Milano
Tel. 02 66710429 (ufficio) – 02 3491276 (abitazione)
Email
borgonovi.roberto@tiscalinet.it
Email <intercin@tiscali.it>

Oggetto:  considerazioni sulla situazione della comunità cinese del quartiere di via P. Sarpi e alcune proposte da esaminare.

Sugli incidenti di ieri scoppiati nei pressi della via Paolo Sarpi fra forze dell’ordine e commercianti cinesi, vorrei fare alcune considerazioni e avanzare alcune semplici proposte.
Purtroppo ho letto e sentito cumuli di sciocchezze, luoghi comuni e banalità che  mi meravigliano e preoccupano perché provenienti da politici, giornalisti, commentatori che dovrebbero avere gli strumenti culturali per capire la situazione esistente e  portare argomenti per cercare di stemperare gli animi e trovare delle soluzioni condivise da tutte le parti. Invece le dichiarazioni a vanvera e i titoli sparati da alcuni organi di stampa sembrano utili solo a mantenere alta la tensione.
A mio parere gran parte della responsabilità di questa situazione lasciata colpevolmente  incancrenire è dell’Amministrazione Comunale che non ha saputo o voluto governare la trasformazione in atto in questi ultimi anni nel quartiere. I cinesi che hanno acquistato a caro prezzo, ma legittimamente, i piccoli appartamenti e i negozi vuoti e sfitti che via via venivano offerti dal mercato, non possono certo essere accusati di aver espropriato i residenti sovvertendo leggi. E che colpe possiamo muovere ai cinesi che hanno utilizzato questi locali per le loro  attività commerciali all’ingrosso ? Se le autorità competenti non hanno eccepito nulla di fronte all’affollamento che si è dovuto registrare nelle vie Bramante, Rosmini, Messina, Nicolini, Sarpi  ed altre  vie della zona e hanno accettato che venissero svolte attività indotte (carico e scarico delle merci) in spazi angusti e certamente incompatibili, quali responsabilità possiamo imputare ai cinesi ?
Premesso tutto ciò, bisognerebbe affrontare l’argomento delle presunte illegalità in cui opererebbero i commercianti sulla scorta dei dati e tenendo conto di tutte le circostanze avverse in cui sono stati abbandonati in questi anni. Le regole per essere rispettate devono essere chiare, uguali per tutti, non  applicate solo per recare danno a qualcuno, ma per portare benefici a tutti. Nel caso dei cinesi non è avvenuto così. Il Comune sotto le pressioni delle proteste (peraltro giustificabili) di una parte dei residenti che lamentano disagi e difficoltà di relazioni  a causa della  presenza cinese ritenuta troppo ingombrante, non ha fatto altro che ordinare alla vigilanza urbana di attuare una serie ininterrotta di controlli burocratici, multe, ammende, minacce di chiusura degli esercizi, sequestri di merci ecc. con l’unico fine di disturbarli, stancarli e infine costringerli ad abbandonare, prima o poi, il quartiere. Non mi pare sia  una strategia condivisibile né che finora abbia dato risultati.   Ha solo esasperato i commercianti cinesi che si sono sentiti vessati e che comunque mai si muoveranno dai loro negozi senza poter nemmeno verificare quali alternative il Comune è in grado di offrire.
Il fatto scatenante la “rivolta” di ieri è probabilmente di poco significato reale, ma rappresenta la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso.
I cinesi che lavorano e vivono nel quartiere, ma anche quelli che risiedono in altre zone della città, non sono certamente venuti a Milano per delinquere o per dare fastidio ai milanesi. Sarebbero comportamenti insensati e  controproducenti che finirebbero ben presto per stroncare le loro aspirazioni di trovare una collocazione sociale riconosciuta, di poter vivere con i guadagni delle loro attività, di non essere di peso a nessuno, di vedere riconosciuta la propria dignità personale e il proprio ruolo all’interno di una comunità che è sempre stata apprezzata e benvoluta fin dai suoi primi insediamenti nella nostra città (circa 80 anni fa).
Se in un recente passato ci sono stati degli atteggiamenti che hanno urtato la sensibilità di pochi o tanti residenti milanesi,  che pur senza averne le prove hanno denunciato presunte e generiche irregolarità,  credo che attualmente la situazione sia rientrata nella norma e che queste attività vengano condotte in un accettabile livello di legalità. Se ancora sussistono problemi, non penso che si possano eliminare ricorrendo alle vessazioni, alle discriminazioni o alla forza.
Se la lingua è ancora un ostacolo e le comunicazioni fra autorità, residenti e commercianti cinesi sono ancora precarie e fonte di incomprensioni ed equivoci, occorre mettere a punto strategie diverse da quelle in atto attualmente. Le normative burocratiche e le leggi nostrane non sono sicuramente un libro aperto nemmeno per noi, figuriamoci per coloro che provengono da territori lontani e da culture così diverse. Devono essere attivati strumenti di informazione e di approfondimento convincenti, ricorrendo quando necessario ai mediatori culturali, una figura che invece pare sia in liquidazione. Tutto ciò per quanto riguarda il rispetto della legalità che certamente deve essere assicurato da tutti, cinesi compresi.
Ma il problema di fondo è la localizzazione impropria e incompatibile di queste attività commerciali all’ingrosso. E qui si deve intervenire per arrivare a proposte accettabili che  consentano di delocalizzarle in zone meglio rispondenti dal punto di vista urbanistico alle necessità e concordando  un modus vivendi che assicuri un periodo di transizione senza ulteriori traumi, da vivere in serenità e nella consapevolezza che per raggiungere e mantenere relazioni  equilibrate e amichevoli è necessaria la volontà e una certa dose di pazienza da parte di tutti i cittadini e delle autorità. Mi pare importante e urgente che la Prefettura, il Comune, il Consolato Generale Cinese e le comunità cinesi dei commercianti all’ingrosso e dei dettaglianti, tutti ai massimi livelli possibili,  si confrontino con la ferma intenzione di arrivare velocemente ad una soluzione condivisa.
Non si tratta di predicare solo il dialogo, ma di attuarlo con determinazione utilizzando tutti i meccanismi e le disponibilità in gioco. In fondo stiamo parlando di una comunità di poche migliaia di persone che è infinitamente più piccola di quelle di altre città europee e nord americane dove la convivenza non è messa in crisi da nessun tipo di problema risolvibile con intelligenza e volontà politica.
Quindi si evitino comportamenti provocatori, si rinunci a sterili prese di posizione e si abbandonino i pregiudizi su chi sta vivendo queste dure esperienze con molta dignità ma anche con estrema angoscia.

Roberto Borgonovi
Presidente Circolo di Milano – Associazione Italia-Cina
Tel. 02 3491276 (abit.) 02 66710429 (uff.)
Email <borgonovi.roberto@tiscalinet.it>

 

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